Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, nella causa Rg 62/2025, in sede di giurisdizione diretta, ha enunciato il seguente principio:
L’autorizzazione alla ricerca e trivellazione di un pozzo destinato alla captazione di acque sotterranee per uso domestico non può essere rilasciata sulla base della sola titolarità di un’unità immobiliare compresa in edificio condominiale, quando l’intervento debba essere eseguito sul suolo o nel sottosuolo costituenti parti comuni ai sensi dell’art. 1117 c.c.; in tal caso è necessario che il richiedente dimostri un idoneo titolo di disponibilità dell’area ovvero il consenso degli altri condomini, poiché il sottosuolo dell’edificio rientra nella proprietà comune e non può essere oggetto di utilizzazione esclusiva mediante opere di escavazione o trivellazione. È altresì illegittima l’autorizzazione rilasciata in assenza di adeguata istruttoria volta a verificare la disponibilità dell’area e l’eventuale interferenza dell’intervento con le fondazioni e la stabilità strutturale del fabbricato. (Nella specie il TSAP ha annullato l’autorizzazione comunale alla trivellazione di un pozzo richiesta dal proprietario di un locale sito in un edificio condominiale, rilevando la mancata dimostrazione del titolo a disporre delle aree comuni interessate dall’opera e l’omessa valutazione degli effetti dello scavo sulle strutture dell’immobile). (Art. 1117 c.c.; art. 93 r.d. 11 dicembre 1933, n. 1775; art. 9-bis d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380).
27/03/2025