Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, nella causa Rg 102/2023, in sede di giurisdizione diretta, ha enunciato i seguenti principi:
In materia di concessioni demaniali idriche, il diniego di rinnovo è legittimamente fondato sulla sopravvenuta incompatibilità tra l'uso del suolo e il regime idraulico del corso d'acqua, qualora l'area ricada in una classe di 'Pericolosità idraulica P3' (alluvioni frequenti) definita dagli strumenti di pianificazione di distretto.
Il diritto alla concessione senza gara (assegnazione diretta) previsto per usi “strettamente connessi al godimento di diritti reali” deve essere interpretato in senso restrittivo e non può estendersi alle opere realizzate in forza della concessione stessa (come immobili su palafitte o piattaforme natanti). Una diversa interpretazione configurerebbe un illegittimo 'diritto di insistenza', in palese contrasto con i princìpi europei di evidenza pubblica e libera concorrenza, che il giudice specializzato è tenuto a garantire rispetto a prassi di rinnovo automatico.
Il mancato rispetto dei termini per la conclusione del procedimento amministrativo di rinnovo (60 o 120 giorni) non determina l'invalidità del provvedimento tardivo, né l'estinzione del potere dell'amministrazione, salvo che la norma ne preveda espressamente la natura perentoria. La funzione giurisdizionale deve pertanto privilegiare la sostanza del rapporto amministrativo e la tutela del demanio rispetto a vizi puramente formali legati alla tempistica burocratica.
27/03/2025